- “Sta per entrare il pianoforte...ecco!...senti che bello!” [1]
Un paese di montagna, un'estate di tanti anni fa. Dietro il portone di un appartamento, due ragazzi stanno seduti sulle scale che dall'ingresso salgono al primo piano, un vecchio mangianastri poggiato su un gradino sta suonando una cassetta, altre cassette sono impilate a fianco.
- “Ma cos'è questo strumento? Sembra un coro!” [2]
- “Questo? E' un mellotron!”.
Paolo sa di cosa sta parlando ed è felice di spiegare.
- “Adesso cambia tempo...segui il basso...ecco, ci siamo!”. [3]
Una scoperta.
Questa roba l'avevo sentita qualche volta alla radio e non mi era piaciuta. Roba che non capivo, roba senza capo né coda. Ma ora è diverso: adesso c'è un amico che mi ci accompagna “dentro”, e nel farlo diventa ancora più amico, anzi è proprio ora che sta diventando amico.
- “Senti questi accordi, non è bello?” [4]
- “Hai ragione, specie quando entrano i cori! Che strumento hai detto che è?”
- “Un mellotron. Sa fare anche i suoni dei violini, senti? Anche questi li fa il mellotron.”[5]
In fondo ci si conosce da pochi giorni: com'è che ora passiamo l'ora della siesta su queste scale, ogni santo giorno? Abbiamo iniziato in tre, anche per colpa di un luglio piovoso come pochi altri, per passare il tempo. Ben presto siamo rimasti solo noi due, io contagiato dall'entusiasmo di Paolo, lui contento di condividere con me una bellezza che ha scoperto.
Suoni che prima mi sembravano accozzati senza un senso, ritmi che non riuscivo a seguire, adesso mi parlano, mi incantano...le parole non le capisco, non ancora, e tanti passaggi mi suonano ancora duri e strani, ma quello che mi ha colpito finora è più che sufficiente per farmi insistere, per farmi ascoltare ancora, per cercare di capire anche i passaggi più ostici, fidandomi di Paolo, affidandomi alle sue scelte:
- “Questo te lo faccio sentire la prossima volta, è meglio quest'altro per iniziare”.
E l'estate vola, come tante altre sono volate e voleranno. Ma questa lascerà un segno, un seme, qualcosa che poteva ancora non essere (quante cose dovevano ancora accadere!) ma che poi è stato. E dopo tanti anni, ripensando a quei pomeriggi seduti sulle scale, si muove qualcosa laggiù in fondo al cuore e nasce una parola, una sola, che pian piano viene a galla: “Grazie.”.
[1] L'inizio di "Dancing with the moonlit knight" da Selling England by the Pound dei Genesis.
[2] stesso brano, verso il minuto 2:00 ma anche (ancora più bello) da 3:45 in poi.
[3] "The Cinema Show" (stesso album) dal minuto 5:57
[4] "The Cinema Show" circa 7:00.
[5] "Firth of Fifth" (stesso album) 6:48
[PS: con questo post inizio a scrivere qui. Grazie, giorgetto2rock! Poemen]






